lunedì 24 agosto 2015

L'arancio è il nuovo nero

Rieccomi dopo svariato (per non dire dell'altro) tempo e un bel po' di cambiamenti a riempire le paginette virtuali di questo blog con una ispirazione volante, una breve recensione su una delle serie tv che ultimamente mi ha davvero conquistato e che straconsiglio: Orange is the new Black. La serie, targata Netflix (quella di House of Cards e Daredevil) e prodotta e creata da Jenji Kohan (Weeds), è ispirata alla vicenda reale di Piper Kerman dalla quale è stato scritto il libro "Orange is the new Black: my year in a women's prison". Come da titolo la storia si incentra sulle tragicomiche avventure delle detenute del fittizio carcere femminile di minima sicurezza di Litchfield. La protagonista, Piper Chapman, benestante ragazza del Connecticut, interpretata da una bravissima e dinamica Taylor Shilling, si ritrova a scontare in carcere quindici mesi per aver trasportato una valigia piena di soldi di provenienza illecita per Alex Vause (una super Laura Prepon), trafficante internazionale di droga e, a suo tempo, sua amante. Dietro le sbarre Piper reincontra Alex con la quale dopo un iniziale astio, si riavvicina. Nella prima stagione la storia tra la bionda Piper e la pertica Alex, mora sexy dalla rosa rossa tatuata sul braccio e gli occhiali da segretaria, ha un ruolo predominante, in un continuo di ammiccamenti, di sguardi, incomprensioni e riappacificazioni, mentre nella seconda e nella terza stagione si da maggiore risalto alle altre protagoniste di Litchfield. E probabilmente è questa la vera forza di OITNB: è una serie corale, caleidoscopica, piena di mille sfaccettature e soprattutto dannatamente reale. Il gioco dei flashback per ricostruire le vite procedenti delle detenute di Lostiana memoria è un espediente narrativo assai gustoso che tiene lo spettatore incollato allo schermo e anche la complessità e la diversità dei personaggi che dominano il microcosmo di Litchfield gioca un ruolo fondamentale per la riuscita della serie. C'è Galina Red Reznikov, regina della cucina del carcere, spodestata poi dal clan delle ispaniche, Daya e la sua dolce storia d'amore con il secondino John Gambadilegno Bennett, Nicky Nichols (a mio avviso uno dei personaggi più spassosi e riusciti della serie) ex tossica cresciuta nella bambagia all'ombra di una madre assente, Tiffany Pennsatucky Doggett che da psicopatica dai denti marci nella terza serie ha un ruolo positivo e molto più simpatico, la vecchia e traffichina lesbica Big Boo, la folle Suzanne Crazy Eyes, la prorompente Taystee, l'angelica e diabolica Morello, la manipolatrice Vee, la trans parrucchiera Sofia, insomma tutte donne con una loro fisionomia, una loro storia, una loro prepotente personalità che esce fuori in un mix di comicità grottesca, linguaggio sboccato e irriverente e situazioni buffe, al limite del paradossale. OITNB è una serie vera, con donne non perfette, dialoghi veloci, sconci, reali, che mescola con sapienza la dose perfetta di comicità e risate a commozione non melensa e situazioni piene di grottesco umorismo. Voto, soprattutto per il poetico finale di terza stagione: 10

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